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STICKY MANIACS: L’EVENTO

Pubblicato da: extrarude su: 30 Aprile, 2009

STICKY MANIACS: L’EVENTO
PRENDI UNO STREET ARTIST CHE SI CHIAMA IL BARO, AGGIUNGI LA
PREMIAZIONE DEL CONCORSO, INSAPORISCI CON CORNER INTERATTIVI
IN CUI ESPRIMERE DIVERTIMENTO E CREATIVITA’. MESCOLA TUTTO
E PARTECIPA ALL’EVENTO ORGANIZZATO DA PULZELLI ABBIGLIAMENTO
IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO DI RICERCA SUI LINGUAGGI
VISIVI  E SULLA MODA E IL PATROCINIO DELL’ASSESSORATO ALLE
POLITICHE GIOVANILI.
SABATO 2 MAGGIO 2009, DALLE ORE 17.00, IN PIAZZA SAN JACOPO
(AR): UN POMERIGGIO PER FESTEGGIARE ASSIEME I PROGETTI CHE
CI AVETE INVIATO, UNA PERFORMANCE APERTA A TUTTI QUELLI CHE
SONO “FISSATI CON LE IDEE”!

Ritrovare se stes(s)i [pt.4]

Pubblicato da: extrarude su: 4 Marzo, 2009

La leggenda più conosciuta di quella zona, era quella di Asilea. Una giovane donna vissuta alla corte dei Malatesta che si era messa in testa di far la cantastorie, tirandosi dietro tutte le ire di quella corporazione che, per l’appunto, era da sempre riservata agli uomini. Asilea, sempre accompagnata dal suo piccolo porcellino d’India, si metteva sulle scalinate del Duomo di Urbino, nei giorni di mercato, a giocare con le sue clave e a raccontare buffe storie. Ma Asilea, anche se non dava fastidio a nessuno, era continuamente perseguitata, non solo dalla corporazione dei cantastorie, ma anche dalla popolazione della città. Era odiata perché raccontava storie in cui i protagonisti erano gli abitanti del posto, i quali, sentendosi chiamati in causa, minacciati, o addirittura in balia di qualche maledizioni lanciate dalla stessa Asilea, costringevano la ragazza a rifugiarsi ogni sera nella boscaglia delle Cesane.


continua…

Sticky maniacs

Pubblicato da: extrarude su: 21 Febbraio, 2009

x info. pulzelli.com

I dannati del lavoro

Pubblicato da: extrarude su: 10 Febbraio, 2009

Qualche settimana fa mi hanno mandato a riprendere la presentazione di un libro.

Il libro si intitola I dannati del lavoro, quando si è saputo che il suo autore veniva a Pesaro per presentarlo la stampa si è sbizzarrita con le solite polemiche. Oggi stesso gruppi politici di destra hanno fatto sit in di protesta in Piazza del Popolo.

Arrivo con la mia telecamera mezzora prima della presentazione, che si teneva nel centro sociale autogestito Oltrefrontiera, perchè mi avevano avvisato che ci sarebbero potuti essere piccoli scontri e atriti di protesta.

Forse sarà presto mi dico.  Io ed il mio amico ci presentiamo all’entrata del centro sociale spiegando che siamo li per le riprese, i ragazzi ci accolgono con un sorriso e ci dicono che non c’è problema. Entrando noto un signore dietro ad un banchetto con dei libri, ma era troppo presto, non poteva essere lui – l’autore del libro – mi son detto. Studio la stanza e trovo una sistemazione per la telecamera, riesco e vedo che tutti parlavano con quel signore, i giornalisti con in mano il taccuino gli facevano domande, i fotografi scattavano foto, mentre lui parlava a voce bassa e cercava di essere il più diplomatico possibile << sono qui per lavorare! >> non diceva altro. Parlava solo di case editrici e di cooperative.

Tutto è pronto. Il signore si sposta nella stanza più grande e dopo una breve introduzione del relatore comincia a parlare. E’ prorpio lui, Renato Curcio, l’ex brigatista.

Di nero vestito, occhiali spessi neri altrettato. Capello bianco e grosso naso rosso. Curcio ha parlato per più di due ore di lavoro e delle sue problematiche in maniera molto intensa ma senza cadere mai in polemica. La sala è piena, probabilmente molti erano lì per il nome più che per il libro, ma Curcio ha precisato più volte che il lavoro è stato di gruppo, suo e della coperativa di cui fa parte.

Un pomeriggio tranquillo, le 2 pattuglie della polizia fuori dal centro sociale non sono servite a nulla.

GUARDA IL VIDEO

Strani sogni

Pubblicato da: extrarude su: 9 Febbraio, 2009

La mia ragazza mi ha appena raccontato di aver fatto uno strano sogno: << Ho sognato che Zapatero fondava un nuovo PD in Spagna! >>. La cosa ancora più strana è che Zapatero, nel sogno della mia ragazza, soffriva di frustrazione verso Veltroni e il suo PD: << Zapatero nel sogno era depresso al tavolo della comunità europea, e guardava con invidia Veltroni lodarsi di essera a capo del più grande partito riformista d’Europa, con il suo 33% di consenso nazionale >>.

!!!

Ritrovare se stes(s)i [pt.3]

Pubblicato da: extrarude su: 6 Febbraio, 2009

“I tulipani argentati”

L’ultima volta che Roberto andò a trovare i suoi genitori in Belgio, circa due mesi fa, suo padre gli regalò un sacchetto di semi provenienti dalla vicina Olanda. << Sono tulipani argentati! >> gli disse, <<mi raccomando! Piantali in una serra a parte, la loro impollinazione è velenosissima, schiudendosi potrebbero disperdere il loro polline sulle altre piante e creare incroci pericolosi>>.
Roberto abbandonò il sacchetto in un angolo della serra e solo ora, incuriosito dalla scritta “Tulipani argentati d’Olanda”, si ricordò del regalo di suo padre, ma non delle sue avvertenze.


continua…

Ritrovare se stes(s)i [pt.2]

Pubblicato da: extrarude su: 31 Gennaio, 2009

“Le Cesane”

C’è una località abbastanza conosciuta, nella zona del Montefeltro, in provincia di Pesaro e Urbino, chiamata Cesane. Il nome stesso di questa dorsale è molto antico e deriva dal latino “caedere”, tagliare. Le Cesane sono una consistente macchia di fitta boscaglia vergine che si estende per parecchi chilometri. E’ frequentata da cacciatori, gruppi di anziani in visita al monastero nelle vicinanze e gruppi di ragazzi per le scampagnate del primo maggio e ferragosto.
Ma c’è anche una cava alle Cesane, ormai quasi in disuso. L’anziano custode ci passa ogni tanto con la moglie per vedere se è tutto a posto. In mezzo a questa macchia bianca accerchiata da pini neri austriaci, c’è una ruspa, delle botti di ferro e una parete di roccia sgretolata. Verso sera, nei giorni d’estate, con il sole basso, la cava vista dall’alto sembra uno spicchio di paesaggio lunare caduto sulla terra.
Questo è il classico posto dove chiunque può inventarsi storie strane ed essere creduto. C’è già tutto l’occorrente: Una chiesa sconsacrata, crepacci con segni di fuochi accesi, un cimitero, un agriturismo, il palazzo ducale d’Urbino a pochi chilometri ed una cava, per l’appunto.


continua

Ritrovare se stes(s)i [pt.1]

Pubblicato da: extrarude su: 9 Gennaio, 2009

L’estate scorsa, io, Marco e Gloria, ci siamo riuniti più volte per scrivere e girare un cortometraggio che stiamo ancora montando. Prendendo spunto dai personaggi del soggetto, che tralaltro non hanno dialoghi nel cortometraggio, mi sono divertito ad immaginami un background dei personaggi, delle storie parallele, approfondendo sfumature ed intrecci che, per questioni di economia narrativa, in un corto non si possono accentare. Questa prima parte, che ho chiamato “Roberto”, lo scritta durante la stesura della sceneggiatura, dai qui proverò ad ggiungerci, di tanto in tanto, un pezzo di storia, un personaggio nuovo o come dicevo prima, una sfumatura.


“Roberto”

Roberto ha 28 anni, dopo essersi diplomato alla scuola Agraria di Pesaro si è iscritto alla facoltà di Biologia di Urbino dove sta concludendo un dottorato in biologia naturale.
Roberto ha sempre avuto la passione per la botanica, fin da piccolo, quando il nonno lo portava con se nell’orticello dietro casa nelle mattine d’estate, quando la scuola non c’era. Gli dava un vecchia zappa spuntata e più alta di lui, che usava per dissotterrare le buche di patate. Sembrava un cercatore d’oro nordamericano, attento a muovere la terra senza colpire la preziosa patata.
Roberto ora abita in centro, a Pesaro, all’ottavo piano di un palazzo che costeggia la linea ferroviaria. Essendo all’ultimo piano, Roberto si è costruito una serra tutta sua proprio sull’attico del palazzo, con piante di ogni genere. La sua passione è collezionare piante rare, quelle che trovi con difficoltà anche sui libri specializzati. Passa le sue serate a catalogarle, custodirle e a volte anche ad innestarle tra loro. Adora rimanere solo dentro la sua serra, quando è li, il mondo la fuori sembra fermarsi. Li dentro può per un  attimo scordarsi di Elisa, sono 3 settimane che non la sente, pagherebbe qualsiasi cosa per sapere cosa sta facendo. La sua serra gli fa dimenticare anche che gli mancano pochi esami e poi sarà dato in pasto al mondo del lavoro, dopo la laurea non sa ancora se raggiungere il resto della sua famiglia in Belgio, a Bruxelles, suo padre è il direttore della serra comunale di Botanique.
Oppure rimanere in Italia, magari tentare la cariera universitaria dopo il dottorato, e puntare ad una cattedra.
Presto Roberto si troverà costretto a decidere, dovrà capire quale sia la scelta più giusta per lui, ma per il momento se ne sta dentro la sua serra, lontano da tutti, appagato da quell’atmosfera che solo quel posto gli sa regalare. Li dentro il tempo rallenta e diventa quasi visibile, come il vapore che esce dal soffio dello spruzzino, e tutto si dilata come le gocce d’acqua prima di staccarsi dal rubinetto. Lui può essere li, tra le sue piante, ma anche altrove, con il pensiero.

Pubblicato da: extrarude su: 7 Gennaio, 2009

Cambio d’abito per il blog e barra laterale più corta.

Cercherò di tenere più vivo il blog nei prossimi mesi. Sono appena tornato da un bel viaggio diviso tra Germania e Svezia, posterò a giorni qualche appunto di viaggio.

A presto.

Bacon a Milano, memorie.

Pubblicato da: extrarude su: 7 Settembre, 2008

E’ incredibile come riesce ad essere così televisivo e fotografico Francis Bacon.
Televisivo perchè con quelle campiture incornicia i suoi soggetti senza appiattirli. Con quelle piccole frecce invece aiuta e conduce la visione del soggetto, in qualche modo la condiziona, c’è una scelta di campo e di movimento come in un montaggio cinematografico.

Fotografico perchè mi sono accorto come in alcuni quadri Bacon individui quelloche Barthes chiama punctum, cioè quel particolare che non è importante per l’,interpretazione della foto ma che colpisce in qualche modo lo sguardo di chi osserva. Bacon individua il punctum e lo segna, lo cerchia, dice che è li.

Anche quei volti che sfuggono alla nitidezza, acquistano un movimento incredibile, mi rimandano a quelle foto digitali fatte senza flash, dove l’immagine sembra muoversi e svanire nello stesso istante, dove i contorni e i riempimenti sembrano unisri e amalgamarsi vorticosamente tra loro.

Nell’intervista che viene proiettata in una sala della mostra, l’artista dice che non c’è un senso preciso nei suoi lavori, <<la gente ci vede quello che vuol vedere, nulla più>>. Ma io sono convinto del contrario, cioè che Bacon voglia guidare la vista o perlomeno il movimento – come in una regia televisiva – di chi osserva.

Milano, 4 giugno 2008.

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