Pubblicato da: extrarude su: 16 Settembre, 2005
Adoro tutto quello che e` fuori moda e fuori luogo.
Oggi sono andato a visitare il Victoria & Albert museum. Un immenso palazzo dovi ti puoi perdere tra le statue a sei mani delle divinita` orientali, rimanere abbagliato dall’argenteria imperiale britannica, invidiare l’eleganza e la risolutezza degli abiti di fine anni ’30 o rimanere folgorato dal calore dei romantici bronzi di Rodin.
Dopo aver passato tutto il pomeriggio immerso tra capolavori di ogni epoca e cultura, esco in cerca di un caffe`.
Ad attirare la mia attenzione e` un gruppo di persone davanti ad una telecamera. Non rimango stupito alla prima visione, e` normale in una grande citta` vedere personaggi famosi, riprese di spot pubblicitari ecc. Ero ancora incantato dale morbide forme delle tre Grazie del Canova quando, guardando meglio, mi accorgo che quell gruppetto di persone davanti alla telecamera era una trup di Pakistani (non ne sono sicurissimo) che stava girando un video.
Erano bellissimi.
Il coreografo, che potva essere tutto tranne che quello, spiegava i quttro passi di un probaile ballo folcloristico mediorientale alla pop star del momento, una tipina mora in carne, dalla carnagione color nesquik, vestita tutta di nero con delle zeppe ai piedi..
Il protagonista maschile del video era ancora piu` bello, pantaloni neri plastificati, tipo sacchetto dell’immondizia, camicia nera con motivi sul giallo fluorescente, occhiali scuri e riga nel mezzo con taglio a scodella.
Il tempo di provare gli ultimi passi, aggiustare il ciuffo, il trucco e si parte!
Il regista da il via al foninco che era seduto sugli scalini del museo con un lettore a bobina che solo nei film del ‘70 avevo visto, talmente vecchio che ad ogni ciak l`operatore doveva riavvolgere il nasto con il ditto.
Attorno al back stage c’era qualche turista che fotografava la scena con un leggero sorriso sulle labbra.
La serieta` e la convinzione di tutto lo staff rendeva tutta la situazine davvero imbarazzante che ho dovuto sforzarmi per trattenere le risate.